
Avvicinarsi alla Renault Scenic
II per un test drive significa prima di tutto girarle intorno, fino ad arrivare
alla zona posteriore per restare impressionati dal forte taglio che i designer
hanno voluto dare alla sua coda. Certamente poco diplomatici con la matita, ma
il risultato è decisamente originale e le vendite stanno dando ragione ai
coraggiosi uomini della Renault.
Interni
Ma una volta chiusa la porta, riecco il familiare “ambiente Renault”: forme
coraggiose, sedili comodissimi, insonorizzazione adeguata, comandi morbidi. E
naturalmente l’effetto monovolume che, questo sì, piace a molti: si viaggia alti
da terra, in un ambiente luminosissimo, anche se fuori la giornata è grigia come
il lunedì del rientro al lavoro. Ci si accomoda con la sensazione che qui ci
possa stare di tutto, e che tutti possano trovare la posizione giusta, a partire
dal guidatore, autorizzato anche a spostare il bracciolo anteriore-portaoggetti,
che scorre tra i due sedili su un invisibile binario. Soluzione, quest’ultima,
che scongiura finalmente la sindrome da gomito corto, quella che ti prende
quando scopri che l’appoggio è troppo arretrato.
Carico super
Pacchi e pacchetti? Valigie e borsoni? Il bagagliaio da 430 litri è pronto a
superare l’esame. E quei giocattoli piccoli piccoli dei figli che, dentro
un’auto, sembrano improvvisamente enormi ed in un nanosecondo occupano tutti gli
spazi disponibili? Nessun problema neanche per questo: il trucco sta nelle
tasche, nei tavolini estraibili dagli schienali, nei portaoggetti integrati e
nei braccioli apribili che producono la straordinaria capacità di una novantina
di litri di volume. Un plus viene infine dal lunotto apribile separatamente dal
portellone, per caricare il sacchetto dell’ultimo minuto che, state sicuri, c’è
sempre. Il gioco è fatto. Ora però fate entrare anche i figli: non vorrete
dimenticarli a casa vero?
La scheda invisibile
Una regolata al volante e al sedile e si può mettere in moto. Cielo, la chiave!
Ma è inutile agitarsi per qualcosa che non esiste. Meglio abituarsi in fretta
alla “card”, poco più spessa del vostro bancomat, che apre portiere, bagagliaio
e, appunto, permette di avviare il motore. Per entrare si preme il simbolo della
portiera aperta, e una volta dentro si accende il motore inserendo la scheda
nell’apposita fessura e spingendo un pulsantone che fa tanto “racing”. Con
un’avvertenza: imparate a memoria le funzioni dei tre mini-pulsanti inseriti
sulla scheda. Infatti il disegnino che le rappresenta (portiera aperta, portiera
chiusa, bagagliaio aperto/chiuso), è nero esattamente come la scheda, ed è
praticamente invisibile. C’è da giurare che più di un cliente, anche dotato di
vista buona, avrà già fatto presente al concessionario il problema. A questo
punto Renault dovrebbe intervenire, magari colorando quei tre simboletti.
Il bello del gasolio
La Scenic della prova nasce con il motore diesel più potente dei due in
dotazione, quello da 1,9 litri di cilindrata, con 120 cavalli e la bella coppia
di 300 Nm. Come dire, un altro duro colpo inferto ai “benzina”, sempre più in
sofferenza rispetto a motorizzazioni a gasolio che ormai scattano e,
soprattutto, riprendono dai bassi regimi con entusiasmante brio, e che corrono
come il vento.
Questo, in particolare, è un motore da quasi 190 chilometri orari, che gira a
bassissimi giri (la Scenic della prova ha sei marce) se si rispettano le medie
autostradali. I consumi poi faranno sudare freddo il benzinaio sotto casa: la
media è di meno di sei litri di gasolio per coprire 100 chilometri. Assicurato
infine l’effetto cambio automatico: con marcia alta (terza e quarta, ma anche
quinta) la ripresa è decisa anche partendo da meno di millecinquecento giri.
Effetto Espace
Una cosa che la Scenic II non vi farà sentire è lo stress da viaggio. Dentro, il
motore alza la voce solo se si esagera con l’acceleratore, e sono stati
praticamente eliminati i fruscii aerodinamici. Un bel risultato, considerando
che ora la monovolume compatta di Renault ha dimensioni più generose di quella
che l’ha preceduta, con 4,26 metri di lunghezza, 1,62 metri di altezza e un
passo degno di una grossa familiare (2,68 metri). Se prima la Scenic si
distaccava decisamente dalla monovolume ammiraglia, con queste misure e con il
particolare design (bello e aggressivo il muso, dotato di fari allo xeno), è
innegabile che la seconda versione offra per certi verso un gradevole
effetto-Espace, sia all’esterno che all’interno. Insomma, al volante dell’ultima
Scenic ci si sente più importanti di prima.
Sicurezza in souplesse
Trattatela pure da sportiva (ma che non diventi la regola, la Scenic resta pur
sempre una monovolume compatta destinata soprattutto a giovani coppie o a
famiglie con bambini) e scoprirete, rollio a parte dovuto al baricentro alto,
che i grossi pneumatici da 205 e l’elettronica (in primis ABS e controllo della
stabilità) perdoneranno le manovre un po’ troppo allegre.
Significa che nella guida di tutti i giorni l’auto offre standard e margini di
sicurezza molto elevati. L’elettronica fa bene, ma bisogna fare l’abitudine a
qualche novità. Nella Scenic II per esempio il freno a mano è, appunto, gestito
dai processori e si inserisce automaticamente quando spegnete l’auto. Una volta
riacceso il motore però, bisognerà tenere presente un lievissimo ritardo di
risposta quando si inserisce la prima per partire: il freno a mano viene sì
disinserito automaticamente, ma non con l’immediatezza dell’intervento manuale.
Si tratta solo di frazioni di secondo, ma all’inizio la cosa si sente e può
lasciare un po’ perplessi.
La lunga palpebra
Via dall’autostrada, ecco la città. La Scenic si muove in scioltezza, il motore
elastico aiuta eccome, così come lo sterzo morbido. E resta impagabile il
navigatore, con schermo centrale e in posizione elevata, ben visibile sopra il
cruscotto e accarezzato dalla lunga palpebra che, partendo da sinistra dove
sfiora la strumentazione, declina con stile molto francese verso destra. Servono
23.150 euro (versione più ricca) per mettere in garage la Scenic II 1,9 a
gasolio: il rapporto qualità-prezzo sembra decisamente favorevole, anche in
considerazione del fatto che l’usato di questo modello tiene eccome, soprattutto
se sotto il cofano c’è un motore diesel. E’ ora di scendere. Se i tre pulsantini
della scheda non si vedono, basta ricordare: alto-apre, basso-chiude,
destra-apre/chiude il bagagliaio. Questo vi eviterà di andare a cercare un
lampione di sera per vedere quale pulsante premere e dare un ultima occhiata
alla vostra compagna di viaggio!